23 dicembre 2009
 Il lago di Carezza sullo sfondo le torri del Latemar
Il lec del ergobando: cosi i ladini chiamano il lago di Carezza, sotto le sponde settentrionali del Latemar, con le sue dolomitiche torri. L’ergobando, ovvero l’arcobaleno, è citato nella leggenda legata a questo iridescente lago.
Una creatura incantata soleva sedere su queste sponde per cantare, ma – se disturbata da qualcuno, che si voleva avvicinare – si nascondeva tuffandosi. Un giorno un mago, passando dal lago, vide la creatura e la trovò così bella da volerla far sua a tutti i costi. Fece in qualsiasi modo per attirare la sua attenzione, inutilmente – perché ogni volta che cercava di avvinarsi a lei, gli animali del bosco prontamente la avvisavano. Il mago per questo si infuriava, scagliando tempeste e fulmini sul lago, mentre la ninfa se ne rideva tranquilla e sicura sul fondo.
Non sapendo più come fare, dopo altri tentativi anche a nuoto, il mago chiese consiglio ad una jacuta, la vecchia strega delle montagne. La stria del Masar abitava in una caverna sul Vajolon e, ascoltato il mago, si mise a ridere. Lei conosceva il punto debole della creatura del lago, la curiosità, quindi consigliò al mago di travestirsi da vecchio mercante di oggetti d’oro, e di creare un arcobaleno sul lago così da incantare la magnifica creatura.
Egli si recò al Carezza, creando uno splendido arcobaleno dal Latermar sopra i boschi di abete e sullo specchio d’acqua, e la ninfa uscì come previsto. Travolto dalla bellezza di lei, il mago uscì allo scoperto per raggiungerla, dimenticando il travestimento, e la fece fuggire per sempre. Era infuriato, prese l’arcobaleno rompendolo in mille pezzi, e lo scagliò nel lago. Da quel giorno, il mago sparì sui monti, l’arcobaleno si sciolse in splendidi colori al lago di Carezza così da renderlo diverso da tutti gli altri delle Dolomiti.
1 ottobre 2009
 Sassolungo
Con questo inizia una serie di racconti fotografici di itinerari escenari ambientati in splendide vallate alpine magari meno frequentate dalle masse ma non per questo meno attraenti, anzi generalmente per me queste sono le vallate che meritano di più dal punto di vista paesaggistico e naturale.
Questo mese cominceremo con le valli laterali della Fassatal, o in italiano, Val di Fassa.Le laterali della Val di Fassa sono valli molto frequentate nel periodo estivo, mentre in inverno, rimanendo fuori dai caroselli sciistici che predominano praticamente ovunque nella valle, diventano ottimi percorsi per chi pratica lo sciescursionismo alla ricerca della quiete e dei bei panorami.
 Val Contrin
La val Contrin e la Val Duron cominciano con una ripida mulattiera che porta rapidamente sul piano della valle dove l’ambiente si apre e la vista spazia fra le montagne dell’interno.
La prima impressione che si trae è la tranquillità; la valle Contrin è attorniata dalle imponenti pareti di dolomia della Croda Nera che si ergono dagli accumuli detritici provenienti dai numerosi canali che in questa stagione sono colmi di neve. Basta un’po di vento per vedere la neve, ancora poco coesa dopo un’abbondante nevicata, scendere velocemente sottoforma di valanga, seguendo il preciso tracciato che l’acqua nei millenni, ha creato. I boschi sottostanti sono segnati dalle valanghe più energiche, interrompendosi in molti punti, anche se sono sempre in lotta per accaparrarsi centrimetri di suolo, togliendolo a quelle ripide distese di sassi sempre in movimento.
 Val Contrin
Il nostro tracciato segue il centro della valle attraversando spesso la base dei conoidi, Si risale in meno di due ore, terminando al rifugio Contrin, chiuso in inverno. Dal rifugio il paesaggio è tipico della zona, la Regina delle Dolomiti da qui offre le sue pareti più severe, le vette intorno non sono da meno. La Val Duron è forse la valle più lunga delle laterali della val di Fassa, il percorso iniziale si snoda nel fitto bosco, affiancato non di rado dai tipici baitelli della zona. Appena superata la zona boschiva alla quota di 1800m circa, si apre la vallata, mostrando guglie e pareti del gruppo del Catinaccio. In lontananza si possono osservare i Denti di Terrarossa, non è difficile con uno sguardo osservare il Sassolungo e il Catinaccio che chiudono la valle ai lati. Il bosco sottostante è composto principalmente da abeti e larici, anche se è facile incontrare il bellissimo pino cembro. prati in inverno sono carichi di neve modellata dal vento, a tal punto da formare continue gobbe, che spesso creano disegni simili a quelli delle dune del deserto, oppure lasciano le traccie in rilievo del passaggio di qualche animale.
 Val Duron
Le baite più in alto sono disabitate in questa stagione, solo quelle nel fondo valle sono frequentate anche in inverno, in effetti non è facile raggiungerle se non con un paio di sci con le pelli di foca oppure con le ciaspole. E’ bene però informarsi sempre sulle condizioni della neve prima di avventurarsi oltre i percorsi battuti del fondo valle, specie dopo le abbondanti nevicate che in queste zone, nonostante i pessimi ultimi inverni, non sono mai mancate. Al ritorno se si ha la pazienza di attendere la sera, le montagne offrono il loro meglio, la luce inclinata crea giochi di luce e inasprisce le irte pareti di dolomia riscaldandole di un colore che diviene sempre più rosso, un rosso unico che solo di questi luoghi è possibile osservare.
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