15 giugno 2010
“Sella è ancora ricordato come forse il più grande fotografo di montagna di tutti i tempi. Il suo nome è sinonimo di perfezione tecnica e raffinatezza estetica. ”
Cosi Jim Curran scrisse di Vittorio Sella, non si può che concordare. Nelle immagini di Sella troviamo quella rara raffinatezza che all’epoca e ancora oggi manca in molti fotografi, specie quelli di paesaggio. Non tutti si rendono conto quanto sia difficile e complicato rendere magnifico un paesaggio di montagna in una fotografia. Rendere l’idea, la grandezza delle pareti, l’impeto dei fiumi e l’immenso dei ghiacciai è un lavoro tutt’altro che semplice quando si tratta di portare queste emozioni a chi in montagna non c’è mai stato.
Vittorio Sella nella semplicità e perfezione delle sue immagini riusciva a portare il “lettore” dentro la scena, facendogli vivere quei momenti storici dell’alpinismo a cavallo fra il 1800 e il 1900.
Sella nacque a Biella nel 1859, ereditò la passione per il mondo verticale dallo zio Quintino fondatore del Club Alpino Italiano (CAI). La sua passione era tale da permettergli ascensioni di tutto rispetto per l’epoca come le prime invernali al Cervino e Monte Rosa. Furono notevoli le spedizioni all’estero sul Caucaso, in Alaska e il Ruwenzori in Uganda. Nel 1909 partecipò alla spedizione sul K2 di Luigi Amedeo Savoia Duca degli Abruzzi.
La qualità fotografica delle stampe di Vittorio Sella è giunta a noi ancora integra e in buono stato. Oggi l’archivio è conservato dalla fondazione Sella a Biella, perlopiù costituito da lastre 30×40 pesanti e fragili, tanto che Sella si inventò uno zaino apposito per il trasporto in alta quota e in luoghi remoti. Le immagini di Vittorio Sella ebbero una discreta diffusione arrivando fino negli Stati Uniti dove Ansel Adams durante una mostra presso il Sierra Club definì l’operato del fotografo di montagna italiano “sublime; un senso di meraviglia di tipo religioso”.
 Il K2 visto da Vittorio Sella
Ancora oggi le opere di Sella sono una guida per chi fotografa il paesaggio montano, lui stesso progressivamente passò da una fotografia di tipo didascalico e scientifico ad una più “emozionale”, cogliendo le più lievi sfumature di luce in condizioni atmosferiche particolari. Dalle sue immagini si coglie un evidente segno prospettico con linee dominanti che rendono il paesaggio immortalato grandioso. Fotografie che sembrano quadri di pittore per la cura che si nota nei dettagli, non solo un’immagine fisica, ma anche una onirica e morale, che porta l’uomo ad un elevazione spirituale grazie al suo incontro con la montagna. Un viaggio interiore che racconta della forza della natura, dell’immensità dei paesaggi remoti, l’uomo non è altro che spettatore, talvolta in disparte a cospetto di questo difficile mondo verticale.
Vittorio Sella rimase attivo fino a tarda età sia come fotografo che alpinista (l’ultima ascensione impegnativa all’età di 70 anni). Morì nel 1943 in Biella
19 marzo 2010
 Un fotografo al Monte Barro, meta del prossimo Photoday di macrofotografia
Siamo a un passo da Lecco, una città contornata da splendide montagne, molto famose per chi ama le Alpi. Una di queste custodisce la storia glaciale e botanica della zona: il monte Barro.
Possiamo effettuare una gita anche in mezza giornata, ma per apprezzare i percorsi naturalistici del parco, osservare l’incredibile varietà di flora e i panorami che si godono dalla vetta, consiglio di restare un giorno intero.
Il percorso parte poco sopra l’abitato di Galbiate. La segnalazione “stazione ornitologica” indica l’inizio del sentiero vicino al parcheggio raggiungibile dopo pochi tornanti.L’altitudine del Barro è di 922m ma la flora che troviamo nei boschi e nei prati è molto particolare, più di ogni altro posto.
Qui trovano l’habitat ideale specie che in altre zone crescono a quote più elevate, segno che il monte Barro, durante le glaciazioni, era rimasto come un’isola fra i ghiacci ed è proprio in questo periodo che è stato colonizzato dalla flora alpina.Nella nostra escursione nel bosco incontreremo, ad inizio stagione, le primule, il dente di cane, la viola, la rosa di Natale, tutti fiori facilmente individuabili e frequenti in questa zona.Proseguiamo lungo il sentiero, sempre ben segnalato per la vetta, che ci porta in cresta sotto la cima del Barro, una zona molto assolata che a primavera inoltrata si trasforma in un prato profumato e fiorito di gigli e orchidee. Vale la pena fermarsi ed osservare, oltre al paesaggio, i prati per cercare le incredibili varietà floreali. Solo per citare alcuni nomi, si possono trovare l’anemone alpino e il giglio rosso che può essere alto anche 90cm. Fra le orchidee ci sono l’Ophrys apifera e la bianca Cephalanthera ma, requentando più volte il parco in primavera inoltrata, riuscirete a contare oltre 20 specie di orchidee.
Dopo esserci riposati non ci rimane che salire in vetta, dove potremo, spaziare con il nostro sguardo sulle montagne del lecchese, come la Grigna e il Resegone, il lago di Como, ramo di Lecco e gli altri laghi briantei. Ora possiamo scendere ripercorrendo l’itinerario di salita o meglio passando per il centro del parco e la mulattiera che termina al parcheggio. Un’ultima segnalazione, la strada descritta è chiusa al traffico nel periodo estivo e nel giorno di pasquetta, ma il parco ha istituito un servizio di bus navetta molto comodo.
Il monte Barro sarà il prossimo 17 Aprile 2010 luogo del Photoday di macrofotografia organizzato da PhotoFarm, una giornata per imparare le basi e conoscere le tecniche ideali per riprendere la flora.
Informazioni: Ente Parco del Monte Barro - www.parcobarro.it Tel. 0341-54.22.66
Hotel Parco Belvedere *** – Via Belvedere, 50, Pescate (LC) – Tel 0341 283562
8 marzo 2010
Un breve sunto di un servizio realizzato totalmente nella tormenta e uscito su Bell’Europa di Novembre 2009
Capita ahimè a volte di partire per un servizio e di non trovare le condizioni sperate.

Sono tornato ieri da 5 giorni nella foresta Bavarese senza aver mai visto il sole.
La Bayerischer Wald è uno dei luoghi dove normalmente svolgo i corsi Photofarm data la possibilità di fotografare gli animali da molto vicino. Non ci sono però solo animali in queste valli a confine con la Repubblica Ceca, i paesaggi incantevoli e fiabeschi sono un contorno ideale per una vacanza in tutta tranquillità nella foresta, magari in un’incantevole hutte a bere la birra del posto.

Nonostante il maltempo non sono mancate le occasioni per realizzare ottimi scatti sognanti, fra le nebbie e la nevicata. Le temperature non erano eccessivamente fredde (-2°C) il vento era fastidioso, ma coprendosi bene e con dei buoni scarponi da alpinismo (stile Himalaya) si riesce a viaggiare senza problemi.
Alla fine il servizio è stato pubblicato e ho ricevuto un discreto feedback, questo è andato ad alimentare ulteriormente la mia convinzione che non occorre a tutti i costi il bel tempo per portare “a casa” belle e affascinanti immagini di viaggio e reportage, spesso le condizioni estreme sono un motivo in più per rimanere attratti e curiosi.
Al prossimo viaggio.
4 dicembre 2009
Engadina, un luogo molto conosciuto dal turismo svizzero e straniero, una valle molto lunga che di inverno diventa un paradiso della neve.
I laghi gelati e le numerose valli, dipingono questo luogo come nelle fiabe nordiche. Sono molti gli itinerari, questa volta ho provato un giro nella zona di Grevasalvas, conoscita per l’omonimo Piz meta di sci alpinismo.
Località di partenza: Plaun da Lej (Maloja, Engadina) – 1805m
Arrivo: Pass Lunghin – 2645m
Dislivello in salita: 840m
Periodo: da dicembre a marzo/aprile
Tempi: 2h40′/3h
Difficoltà: MS
Itinerario di salita: Per raggiungere Plaun da Lej provenendo dall’Italia (Lecco) seguire la SS.36 per Passo dello Spluga fino a Chiavenna, poi proseguire per la Svizzera – Passo del Maloja. Dal passo del Maloja si arriva seguendo per 5Km verso St.Moritz a Plaun da Lej. Comodo posteggio fronte lago vicino all’albergo. Dal parcheggio portarsi alle spalle delle case, dove si trova un cartello indicante “Pass Lunghin, Grevasalvas, Maloja”. Seguire la strada forestale, sempre battuta, che in 40 minuti e pochi tornanti (evitabili) porta al grazioso paesino di Grevasalvas (1940m). Da qui si gode di un’ottima vista sul Piz Lagrev, il Corvasch e su parte dell’Engadina. Si prosegue verso Ovest e si risale sulla destra un dosso passando vicino due baite (si segue il sentiero estivo). Proseguendo per continue variazioni di pendenza del terreno, si risale verso Ovest raggiungendo un altipiano a quota 2300m.
Poco dopo si incontra un cartello che indica Piz Grevasalvas e Piz Lunghin. Se si prosegue verso destra (Nord) per un avvallamento si giunge ad un secondo pianoro dove è situato il Lago Nair 2450m. Continuando verso Ovest invece, passata una selletta a 2500m c.a., si percorre un traverso fino al lago Lej da Lunghin, dove c’è un altro segnale. Si tiene a destra il lago e in leggera salita si raggiunge il passo a 2645m.
Variante: Dal Pass Lunghin è possibile scendere direttamente a Bivio proseguendo in direzione Nord/Ovest aggirando il Piz Grevasalvas. Si segue il vallone esposto a Nord fino in fondo a quota 1930 e poi si gira a sinistra. (in questo caso bisogna organizzarsi con due mezzi oppure sfruttare i mezzi pubblici per ritornare a Plaun da Lej).
Discesa: La discesa si effettua per il percorso di salita. Si sconsiglia di non compiere l’escursione con marcato pericolo valanghe. Anche se i pendii interessati non sono molto ripidi è facile trovare, cornici e valanghe di lastroni all’interno degli avvallamenti.
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