19 marzo 2010
 Un fotografo al Monte Barro, meta del prossimo Photoday di macrofotografia
Siamo a un passo da Lecco, una città contornata da splendide montagne, molto famose per chi ama le Alpi. Una di queste custodisce la storia glaciale e botanica della zona: il monte Barro.
Possiamo effettuare una gita anche in mezza giornata, ma per apprezzare i percorsi naturalistici del parco, osservare l’incredibile varietà di flora e i panorami che si godono dalla vetta, consiglio di restare un giorno intero.
Il percorso parte poco sopra l’abitato di Galbiate. La segnalazione “stazione ornitologica” indica l’inizio del sentiero vicino al parcheggio raggiungibile dopo pochi tornanti.L’altitudine del Barro è di 922m ma la flora che troviamo nei boschi e nei prati è molto particolare, più di ogni altro posto.
Qui trovano l’habitat ideale specie che in altre zone crescono a quote più elevate, segno che il monte Barro, durante le glaciazioni, era rimasto come un’isola fra i ghiacci ed è proprio in questo periodo che è stato colonizzato dalla flora alpina.Nella nostra escursione nel bosco incontreremo, ad inizio stagione, le primule, il dente di cane, la viola, la rosa di Natale, tutti fiori facilmente individuabili e frequenti in questa zona.Proseguiamo lungo il sentiero, sempre ben segnalato per la vetta, che ci porta in cresta sotto la cima del Barro, una zona molto assolata che a primavera inoltrata si trasforma in un prato profumato e fiorito di gigli e orchidee. Vale la pena fermarsi ed osservare, oltre al paesaggio, i prati per cercare le incredibili varietà floreali. Solo per citare alcuni nomi, si possono trovare l’anemone alpino e il giglio rosso che può essere alto anche 90cm. Fra le orchidee ci sono l’Ophrys apifera e la bianca Cephalanthera ma, requentando più volte il parco in primavera inoltrata, riuscirete a contare oltre 20 specie di orchidee.
Dopo esserci riposati non ci rimane che salire in vetta, dove potremo, spaziare con il nostro sguardo sulle montagne del lecchese, come la Grigna e il Resegone, il lago di Como, ramo di Lecco e gli altri laghi briantei. Ora possiamo scendere ripercorrendo l’itinerario di salita o meglio passando per il centro del parco e la mulattiera che termina al parcheggio. Un’ultima segnalazione, la strada descritta è chiusa al traffico nel periodo estivo e nel giorno di pasquetta, ma il parco ha istituito un servizio di bus navetta molto comodo.
Il monte Barro sarà il prossimo 17 Aprile 2010 luogo del Photoday di macrofotografia organizzato da PhotoFarm, una giornata per imparare le basi e conoscere le tecniche ideali per riprendere la flora.
Informazioni: Ente Parco del Monte Barro - www.parcobarro.it Tel. 0341-54.22.66
Hotel Parco Belvedere *** – Via Belvedere, 50, Pescate (LC) – Tel 0341 283562
1 ottobre 2009

L’uva ursina è un piccolo arbusto strisciante, non più alto di 50 cm le cui foglie lucide, coriacee e ovali ad inizio autunno si colorano di un rosso acceso. In primavera, nel mese di maggio, sbocciano dei piccoli fiori, inferiori ad un centimetro, dai petali bianchi orlati di rosa. Infine in estate compaiono i frutti, delle bacche rosso scuro ragruppate a due o tre per ramo.
In settembre il sottobosco ed i pascoli fino ad oltre i 2000 m si tingono di rosso. Sono l’uva ursina e il mirtillo che colorano di queste calde tonalità le montagne alpine in questo periodo.
I larici ancora verdi generano magnifici contrasti di colore che, verso sera, divengono ancora più belli, tanto da creare in fotografia effetti pittorici. Nelle lande del Nord Europa questo piccolo arbusto è tanto diffuso da essere il principale responsabile della colorazione rossa dell’intero paesaggio, fenomeno noto come “ruska”.
L’uva ursina è un piccolo arbusto strisciante, non più alto di 50 cm le cui foglie lucide, coriacee e ovali ad inizio autunno si colorano di un rosso acceso. In primavera, nel mese di maggio, sbocciano dei piccoli fiori, inferiori ad un centimetro, dai petali bianchi orlati di rosa. Infine in estate compaiono i frutti, delle bacche rosso scuro ragruppate a due o tre per ramo.
Nonostante faccia parte dei piccoli frutti, come ribes e mirtilli, l’uva ursina non trova impiego in cucina. Le sue bacche infatti, di consistenza farinosa, hanno un sapore insignificante ed amarognolo. Industrialmente si sfruttano le foglie per tingere pelli e tessuti, ma il maggior impiego è nel campo farmaceutico e cosmetico.
Il suo decotto può essere utilizzato per detergere le pelli grasse ed eliminare i punti neri. Interessanti sono le sue proprietà terapeutiche: l’infuso delle foglie, grazie ai principi attivi dell’arbutoside, cura le infiammazioni all’apparato urinario e le cistiti acute e recidivanti. Recenti ricerche hanno messo in luce l’efficacia di questa pianta anche contro i calcoli renali Il nome scientifico di questa pianta, ovvero Arctostaphylos uva ursi, comprende due parole greche: arctos = “orso” e staphyle = “uva”, con allusione al nome volgare “uva ursina”, per le rosse bacche molto appetite dagli orsi, e apprezzate anche dagli uccelli che vengono attratti dal loro colore.
L’origine del suo nome è legato anche ad una leggenda dell’anno Mille. Secondo questo racconto un monaco eremita, inseguito da un orso affamato, trovò rifugio in una grotta, davanti alla quale si stendeva un tappeto di uva ursina in piena maturazione, con numerose bacche rosse e assai invitanti. L’orso fu attratto dalle baccda questi frutti e si dimenticò del monaco che potè così tornare sano e salvo al suo eremo. La leggenda dice ancora che da allora l’orso divenne mansueto e domestico. Sembra proprio che questa pianta sia miracolosa e un po’ lo è davvero, grazie alle sue proprietà antinfiammatorie. Per questa ragione, per un lungo arco di tempo, decotti ed altri preparati di uva ursina sono stati il rimedio popolare tradizionale per i piccoli, ma noiosi e ricorrenti disturbi dell’apparato urinario.
FAMIGLIA: Ericaceae
NOME VOLGARE: Uva orsina
HABITAT: Pinete montane e subalpine, cespuglieti a rododendri sino a 2500 m

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