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Alpinfoto – Mirko Sotgiu fotografo professionista – articoli fotografici e non

23 dicembre 2009

La leggenda del lago arcobaleno

Il lago di Carezza sullo sfondo le torri del Latemar

Il lago di Carezza sullo sfondo le torri del Latemar

Il lec del ergobando: cosi i ladini chiamano il lago di Carezza, sotto le sponde settentrionali del Latemar, con le sue dolomitiche torri. L’ergobando, ovvero l’arcobaleno, è citato nella leggenda legata a questo iridescente lago.
Una creatura incantata soleva sedere su
queste sponde per cantare, ma se disturbata da qualcuno, che si voleva avvicinare si nascondeva tuffandosi. Un giorno un mago, passando dal lago, vide la creatura e la trovò così bella da volerla far sua a tutti i costi. Fece in qualsiasi modo per attirare la sua attenzione, inutilmente perché ogni volta che cercava di avvinarsi a lei, gli animali del bosco prontamente la avvisavano. Il mago per questo si infuriava, scagliando tempeste e fulmini sul lago, mentre la ninfa se ne rideva tranquilla e sicura sul fondo.
Non sapendo più come fare, dopo altri tentativi anche a nuoto, il mago chiese consiglio ad una
jacuta, la vecchia strega delle montagne. La stria del Masar abitava in una caverna sul Vajolon e, ascoltato il mago, si mise a ridere. Lei conosceva il punto debole della creatura del lago, la curiosità, quindi consigliò al mago di travestirsi da vecchio mercante di oggetti d’oro, e di creare un arcobaleno sul lago così da incantare la magnifica creatura.
Egli
si recò al Carezza, creando uno splendido arcobaleno dal Latermar sopra i boschi di abete e sullo specchio d’acqua, e la ninfa uscì come previsto. Travolto dalla bellezza di lei, il mago uscì allo scoperto per raggiungerla, dimenticando il travestimento, e la fece fuggire per sempre. Era infuriato, prese l’arcobaleno rompendolo in mille pezzi, e lo scagliò nel lago. Da quel giorno, il mago sparì sui monti, l’arcobaleno si sciolse in splendidi colori al lago di Carezza così da renderlo diverso da tutti gli altri delle Dolomiti.

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